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Moody’s declassa 26 banche italiane
Duro colpo per le banche italiane. L’agenzia di rating Moody’s Investor Service ha declassato ben 26 istituti di credito del nostro paese. La decisione, riferisce l’agenzia, è la conseguenza di un peggioramento delle caratteristiche intrinseche di questi istituti, piuttosto che una differente percezione della capacità di supporto economico-finanziario di entità esterne, tra cui lo Stato.
Moody precisa che la causa principale che ha portato a questo downgrade è <<la ricaduta dell’Italia in recessione e le misure di austerità del governo, che stanno riducendo la domanda nel breve periodo>>.
Tra le banche che hanno subito il declassamento figurano: Monte dei Paschi di Siena, che scende di due gradini, da Baa1 a Baa3; Intesa San Paolo ed Unicredit, entrambe tagliate di un livello, da A2 a A3; Ubi Banca, che passa da A3 a Baa2; Banco Popolare, che scende a Baa3 dal precedente Baa2.
Spread in calo, sotto i 400 punti
Dopo la difficile giornata di ieri, in cui lo spread, sulla scia dell'avversione al rischio, ha toccato i 430 punti base, salendo ai massimi livelli da gennaio, nella giornata odierna il differenziale tra Btp e Bund tedeschi si è attestato di poco al di sotto dei 400 punti base. Il rendimento del decennale italiano è oscillato tra i 5,76 per cento e il 5,81 per cento, dopo la chiusura di ieri al 5,78 per cento.
Draghi: "Basta tasse, ora la crescita"
Non bastano le tasse per uscire dalla crisi, bisogna attuare misure urgenti per la crescita. Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, durante un'audizione al Parlamento europeo di Bruxelles, ha avvertito l'Europa della necessità di rafforzare i conti non solo attraverso l'aumento delle tasse, che potrebbe avere un effetto recessivo, ma anche attraverso una drastica riduzione della spesa pubblica: "Il consolidamento fiscale attuato solamente attraverso l'aumento delle tasse è sicuramente recessivo, è invece necessario portare avanti una politica di riduzione delle spese".
Effetto Francia sui titoli di stato europei. Spread a 407 punti base
Grande nervosismo sui mercati dei titoli di stato europei, dopo i risultati del primo turno delle presidenziali francesi. La vittoria di Francois Hollande ha portato una nuova ventata di timore sui mercati, che già respiravano un clima d'incertezza sulla solidità della ripresa europea. L'attenzione che il candidato alla presidenza francese ha posto nella crescita economica, oltre al rigore richiesto nella regolamentazione sulla finanza globale, ha scatenato una reazione negativa dei mercati dell'eurozona.
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