George A. Romero, padre degli zombie, si è spento a 77 anni

George A. Romero, padre degli zombie, si è spento a 77 anni

Si è spento all’età di 77 anni il celebre regista George A. Romero, padre degli zombie cinematografici con i quali ha influenzato un’intera generazione di cineasti, da Dario Argento a Nicolas Widing Refn, da Zack Snyder a Guillermo del Toro. Romero se ne va dopo una breve ma aggressiva battaglia contro il cancro ai polmoni, comunica il suo produttore Peter Grunwald, e fino alla fine ha avuto accanto a sé la moglie Suzanne Desrocher Romero e la figlia Tina.

Regista culto del genere horror, Romero si è affermato con il suo personalissimo modo di fare cinema, che apparentemente si proponeva come puro intrattenimento ma che conteneva invece fortissimi contenuti e linguaggi politici e sociali. Nonostante i suoi film raccontassero una realtà apparentemente fuori dall’ordinario, essi erano immersi nella cultura e nella società americana contemporanea, e si rivelarono premonitori sotto numerosi punti di vista.

Nato a New York il 4 febbraio 1940, Romero ha dimostrato sin da giovanissimo il suo amore per il cinema realizzando cortometraggi in 8mm. Nei tardi anni sessanta insieme ad alcuni amici e collaboratori fonda la Image Ten Production, e raccogliendo circa 10.000 nel 1968 realizza il suo primo film, La notte dei morti viventi, che sarebbe diventato uno dei più celebri film horror di tutti i tempi, il capostipite dell’immaginario cinematografico e televisivo del genere zombie movie. Il film sa sfruttare al meglio la propria povertà di mezzi (per tal motivo l’orrore non è descritto ma fatto intuire) e fonde perfettamente thriller e ironia, tensione e sarcasmo verso la provincia americana, con una forte critica al capitalismo statunitense. Esso ha inaugurato la prolifica serie dei “morti viventi”, è stato spesso imitato ma praticamente mai eguagliato nell’intensità narrativa e nella capacità di creare un clima allucinato. Romero si avvale della figura dei morti viventi per girare una pellicola di chiaro valore filosofico e politico, un’opera che si interroga e spinge lo spettatore ad interrogarsi sulla morte e sul sentimento di attrazione-repulsione che ad essa ci lega.

Negli anni successivi Romero girò un paio di altri film horror come La stagione della strega (1972), La città verrà distrutta all’alba (1973) e Wampyr (1977), ma non ebbero lo stesso successo del suo primo capolavoro. Nel 1978 scrive e dirige Zombi, tornando a raccontare i morti viventi non come mostri ma come rappresentazione metaforica di ciò che l’essere umano è diventato. Il film nasce nel periodo successivo ad uno dei più bui e tristi momenti della storia americana, quello della guerra del Vietnam, e da questo viene profondamente influenzato. Nel 1985 Romero completa la sua trilogia sui morti viventi con Il giorno degli zombi. Da quel momento dirada la sua presenza al cinema con sporadici film come La metà oscura (1993) o Bruiser – La vendetta non ha volto (2000). Nel 2006 invece girà un quarto capitolo della fortunata serie sugli zombie, La terrà dei morti viventi, una produzione di 16 milioni, a cui segue nel 2007 Le cronache dei morti viventi. Il suo ultimo film, girato nel 2009, è intitolato Survival of the Dead – L’isola dei sopravvissuti, e viene presentato in anteprima mondiale alla 66° Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Con gli anni Romero si scoprì sempre più come un autore socialmente impegnato. Nei suoi film sono stati riscontrati temi come la già citata critica al consumismo, il conflitto tra scienza e tecnologia bellica, e lo studio dei conflitti di classe sociale. Regista, sceneggiatore e montatore, con lui se ne va anche un modo di fare cinema ormai sempre più in disuso, un cinema artigianale che trovava forza espressiva anche nella limitazione dei mezzi. Con la sua scomparsa il genere horror rimane orfano di uno dei suoi padri più importanti, impostosi però di diritto nell’immaginario e nella memoria collettiva.

 

Gianmaria Cataldo

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