Vivere, al meglio che possiamo

Vivere, al meglio che possiamo

I più ottimisti vedono sempre il bicchiere mezzo pieno, i pessimisti dicono che è sempre vuoto. Comunque la si pensi, è certo che bene e male siano equilibri che si alternano, con frequenza più o meno costante, nel corso della nostra vita. Fanno parte di noi, di ciò che siamo, delle nostre scelte, delle nostre parole. Per quanto possiamo sforzarci, per quanto le nostre intenzioni siano orientate a far prevalere una delle due forze, dovremo sempre e comunque confrontarci con l’altra faccia della medaglia.

La fase storica che stiamo vivendo ci costringe ad una doverosa riflessione sul gioco di queste forze. Saper distinguere il male dal bene e nel bene e nel male saperci (con)vivere, diventa oggi più che mai fondamentale.

C’è chi sostiene che viviamo nel miglior periodo della storia: oggi abbiamo un’aspettativa di vita maggiore rispetto al passato, così come maggiori sono l’alfabetizzazione e la tutela dei diritti umani. Inoltre, rispetto agli anni 70-80, sono diminuiti gli omicidi e persino gli attentati terroristici.

Ma per il discorso della prospettiva sulla pienezza del bicchiere, c’è chi è meno entusiasta. Soltanto l’altro ieri ci ha lasciato il sociologo Zygmunt Bauman che, per buona parte dei suoi 91 anni, ha speso il proprio tempo ad osservare come da quel bicchiere l’acqua diminuisse gradualmente, dispensando -alla stregua di un vero scienziato- spiegazioni semplici sul perché quell’acqua andasse man mano evaporando.

Bauman ci ha mostrato chi siamo e di cosa siamo fatti: consumismo ossessivo, paura sociale e individuale, incertezza e bisogno costante di ricevere consenso, città alienanti, stress e legami fragili. Una fotografia perfetta dei nostri difetti che implicitamente ci suggerisce un’inversione di marcia come unica via per non soccombere. Ma l’impressione è che sia già troppo tardi per tornare indietro, nonostante esistano già da decenni piccole nicchie di contro-pensiero volte a promuovere valori come decrescita felice, il low living e la slow life, perle rare che fungono da mero palliativo in un sistema che sembra irrimediabilmente compromesso.

Come rimediare infatti l’instabilità dell’occupazione? Delle ideologie? Dell’amore? Delle relazioni? Della politica? Se ci guardiamo intorno troveremo infinite falle di sistema: giovani che non trovano lavoro e che non fanno figli. Crisi di coppia che tanto Tinder e Facebook are the new “morto un papa…me ne faccio un altro/a”, uomini timidi, disorientati e immaturi, molti ciucci e altrettanti presuntuosi. Crisi economica e dei valori, movimenti politici con progetti utopici, colmi di demagogia e populismo, altri che promettono e altri che danno il contentino di un tempo indeterminato a scadenza di tre anni. E si potrebbe andare avanti ancora, riempendo il calderone dei mali di questo tempo.

Nell’epoca liquida la sfida è rimanere vigili, fermarsi ad analizzare, cercare punti di riferimento che forniscano solidità ed alimentarne una propria, riuscire ad affrontare quelle falle, riconoscendone gli effetti collaterali e cercare di arginare o se possibile aggirarne i danni.

In altre parole vivere, al meglio che possiamo ad occhi aperti, oltre i limiti del pessimismo e dell’ottimismo, del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, anche perché il bicchiere è formato per una metà da acqua e per l’altra metà di ossigeno, tecnicamente quindi “ è sempre pieno”.

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