A Sanremo vince TIM

A Sanremo vince TIM

È ormai passato un mese dalla fine del Festival di Sanremo che è stato un grande successo sia per l’audience che per la qualità della gara.

Dal 2012 con 2duerighe vado a Sanremo per il Festival e di cose ne ho viste.

Non c’è dubbio, Carlo Conti è un vero fuoriclasse e al di là delle polemiche montate da qualche detrattore frustrato non si può non riconoscere che il Festival di Carlo ha una marcia in più.

Ma non è di Carlo Conti che parlerò in questo articolo, né di musica in senso stretto: parlerò di una cosa che mi ha colpito moltissimo al Festival: la presenza di TIM.

No, non è una marchetta, né percepisco nulla per parlare di TIM, anche perché non parlerò dei loro servizi e prodotti — che tra l’altro non conosco —, né inviterò a scegliere TIM per qualche ragione: da appassionato di comunicazione parlerò della loro sorprendente comunicazione.

È da un po’ che TIM sta cambiando passo: nuovo logo dal design flat, colori accattivanti (la paletta di blu che usano è ipnotica) e tante altre cose.  Fin qui tutto molto figo ma stiamo ancora, seppur di altissimo livello, nell’ordinario. Il capolavoro si è compiuto con la nuova pubblicità uscita lo scorso 26 dicembre con protagonista il ballerino tedesco Sven Otten che danza in maniera strabiliante sulle note di All Night di Parov Stelar. Che spettacolo! Mi sarebbe davvero piaciuto aver concepito io quell’idea e mettere la firma su quella pubblicità, ma a quanto pare la divinità del genio e della grazia questa volta ha deciso di prendere stanza da un’altra parte (prima o poi, mia cara dea, ci incontreremo!)

«Wow!», ho detto la prima volta che ho visto lo spot, «wow, wow!» ho detto la seconda volta, «wow, wow, wow!» ho detto la terza volta e così via. Più lo guardavo e più mi piaceva.

Si parla di crisi dell’interruption marketing e assistiamo al trionfo totale delle varie forme di permission marketing. Invece guarda qua: TIM è riuscita a tirare fuori un nuovo coniglio dal cilindro.

È un incantesimo: una pubblicità interrompe uno spettacolo e produce valore, genera piacere e simpatia in chi la vede, «uno spettacolo nello spettacolo», l’ha definita Carlo Conti in conferenza stampa. Forse io sono di parte, ho pensato; siccome mi occupo di comunicazione ho un focus orientato e quindi sono spontaneamente attratto da una comunicazione così virtuosa. E invece no! Non è stato così, l’effetto è stato diffuso. Ho visto tante persone rimanere letteralmente incantate davanti alla visione di quella pubblicità. Lo spot interrompeva il programma e le persone erano felici, ne parlavano bene e con entusiasmo.

Fine ultimissimo della pubblicità è la vendita e sarei davvero curioso di sapere che impatto diretto questa pubblicità ha avuto sui ricavi, ma la cosa straordinaria è che se anche non si rilevasse nessun aumento di vendite nel breve termine questa campagna rappresenterebbe comunque un capolavoro di marketing e comunicazione. Sicuramente questo spot ha ridisegnato in maniera efficace la percezione del brand nella mente delle persone. Oggi nella mia testa il marchio TIM è posizionato molto meglio di prima, stimola sentimenti e immagini positive che hanno l’effetto di rendermi più predisposto verso campagne successive. È una pubblicità che costruisce un presente e nello stesso momento prepara un futuro, è un raccolto che non inaridisce la terra ma la rende più fertile di prima.

Si mi è piaciuto molto lo spot, si mi ha insegnato molto TIM, si prenderò ispirazione da tutto questo.

La voce di Mina nella pubblicità di Sanremo è la ciliegina sulla torta, il colpo di classe finale di una comunicazione che trae la sua sostanza e la sua robustezza dalle radici. Che il premio TIMusic venga poi assegnato a Francesco Gabbani è l’ennesima testimonianza che dietro a tutto questo c’è un team di comunicazione che ha molto chiaro quello che fa e quello che succede e lo domina con maestria e valore.

Se questo è il futuro della pubblicità e dell’interruption marketing, allora è un futuro che mi piace.

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