La democrazia debole

La democrazia debole

Secondo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella- oggi a colloquio con Matteo Renzi- “l’alta affluenza al voto registratasi nel referendum di ieri, è la testimonianza di una democrazia solida, di un paese appassionato, capace di partecipazione attiva”.

Ma affermare che siamo una democrazia solida poiché la gente va a votare, significa ammettere implicitamente che in passato non lo è stata, vista la bassa affluenza delle passate elezioni. Inoltre è auspicabile che la solidità di una democrazia si misuri non in base alla più o meno elevata mole di persone che vanno a votare, piuttosto alla possibilità di scegliere se andare o meno ad esprimere il proprio voto.

La verità, che appare molto chiara, è che l’Italia non sia affatto solida. È invece- mi pare di non dire nulla di nuovo- divisa in un multipartitismo che all’occorrenza degli eventi prova a coalizzarsi e tirare a campare. Il Governo (ieri di fatto caduto) ne è stato l’esempio lampante con Ncd insieme al Pd. Dall’altra parte abbiamo invece un tripartito formato da M5S, FI e Lega. Partiti molto diversi per storia e forma, ma che insieme sono riusciti a raggiungere l’obiettivo di far crollare l’Esecutivo. Il che è tutto molto democratico, ma parlare di solidità in un sistema che è minato da continui contraccolpi non è propriamente appropriato.

Mattarella sbaglia anche quando parla di Paese appassionato. E sbaglia perché la passione è una cosa, la rabbia è un’altra. Molti (moltissimi) hanno manifestato il proprio No come forma di protesta contro il Governo. Basti pensare che in termini percentuali il No ha ottenuto più voti in Sardegna, con il 72,22 per cento, seguita dalla Sicilia con il 71,58 per cento, e dalla Campania con il 68,52 per cento. Regioni che notoriamente hanno profondi problemi strutturali rispetto ad altre. Un elettore appassionato ha sue idee ben definite, e vota secondo le proprie idee legittimando e nobilitando le proprie preferenze. Ma se chiediamo alle persone di spiegarci la riforma su cui si sono espressi troveremmo un’altissima percentuale di malinformati, come del resto hanno testimoniato molte interviste random lungo lo Stivale nei giorni prima del voto.

L’impressione però è che anche moltissimi elettori del Sì abbiano votato con la pancia. Infatti confrontando il consenso con il quale Renzi aveva “legittimato” il suo diritto a governare, con quello registrato ieri, noteremo che il coefficiente non cambia: si tratta sempre del 40% circa.

Alla fine dei conti dunque, il voto di ieri assume sempre più le sembianze di un voto politico più che un voto sul merito, e questo la dice lunga sulla passione della res publica. L’impressione infatti è che il tifo, le parole e le apparenze siano troppo spesso gli unici elementi cui affidare le proprie intenzioni/istinti di voto. E questo fa di noi un Paese superficiale con una democrazia debole, altro che solida!

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