Làbas, lo strano scontro fra legalità e solidarietà

Làbas, lo strano scontro fra legalità e solidarietà

È ancora possibile trovare un angolo di umanità solidale all’interno di una società dilaniata dalla crisi economica, una crisi che ha dimostrato essere più che mai morale, una rottura radicale delle coscienze. Una guerra fra poveri assurda e paradossale, illogica e vergognosa, dove gli stessi pompieri sono in grado di appiccare incendi per guadagnare di più. Trovare angoli di vitalità, nei quali il rispetto per la vita è sentito come una priorità ontologica, dovrebbe essere motivo di orgoglio e di rinascita sociale. Invece no: è l’occasione per sfoggiare tenute antisommossa e manganelli! Dobbiamo metterci in testa che non c’è spazio per tutti, che l’insofferenza nei confronti della diversità e dell’alternativa sarà sempre la triste, ma vera, costante del vivere associato. Dobbiamo accettare che il diritto di esprimere il proprio pensiero non è una garanzia universale, che il diritto a manifestare è prerogativa di pochi. Dobbiamo convincerci che gli ideali di giustizia sono costretti ad infrangersi di fronte alla sfrontatezza dei poteri forti; che agire in conformità ai dettami dell’etica non significa offrire un vantaggio alla società, ma suscitare in essa disapprovazione e risentimento. Nuove generazioni, che si impegnano ad arricchire il tessuto sociale di diversità proficue e stimolanti, non vengono ringraziate e agevolate, ma prese a botte e allontanate. Il cinismo rassegnato di queste parole non è frutto di una mentalità discriminatoria, ma sta tutto dentro alle immagini della cacciata del collettivo Làbas e allo sgombero del centro Crash dell’8 agosto, appena trascorso. All’ex caserma Masini, in via Orfeo 46, si sono verificati gli scontri più duri fra gli attivisti del centro sociale e le forze della Polizia. Nessuno mette in dubbio l’illegalità delle occupazioni e il ruolo della Magistratura nel far rispettare le leggi, è pur vero però che in questo caso la legalità di un procedimento di sgombero ha pestato clamorosamente i piedi alla bontà delle iniziative di Làbas, ma soprattutto alla legalità delle modalità con cui è stato eseguito lo sgombero stesso. Ciò che si evince dagli scatti e dai video di quei lunghi momenti è che non esiste solidarietà che tenga di fronte alla violenza legittimata. Forza Italia auspica che “ci si muova con la stessa determinazione per tutte le situazioni analoghe presenti in città”, ignara del fatto che solo realtà come queste possono compensare l’inadeguatezza e la negligenza di molte decisioni politiche, riguardanti il tema dell’integrazione sociale e culturale. L’ex-caserma appartiene alla Cassa Depositi e Prestiti e la decisione di sgomberarla è stata presa dalla Magistratura, rispetto alla quale il sindaco, Virginio Merola, ribadisce di non detenere alcun tipo di potere, spiegando la motivazione dello sgombero: «per due anni mi sono opposto al decreto di sgombero: non c’era alcun problema di ordine pubblico, facevano cose belle. La pura verità. A un certo punto la magistratura fa sapere che la questura rischia l’omissione di atti di ufficio. Tento la mediazione. Non viene accettata alcuna alternativa. Mi viene risposto che Cassa Depositi e Prestiti deve adeguarsi alla situazione ormai consolidata».

Chi e cosa è stato sgomberato

Questa struttura è stata occupata nel 2012 dal collettivo Làbas e da numerosi altri gruppi e comitati, con lo scopo di volgere i 9 mila mq, che la compongono, ad attività rivolte al bene della cosa pubblica. Le iniziate mosse in questi cinque anni sono molteplici e vaste, perfettamente coerenti al principio ispiratore che dà il nome al collettivo: Làbas deriva dal francese là-bas, ovvero lo stare in basso, “laggiù”. Tutte le attività, infatti, sono molto concrete: guardano in basso per permettere a più persone possibili di tenere la testa alta, cercano fattivamente e propositivamente di dare un’occupazione a coloro che si trovano “laggiù”, che non trovano uno spazio o che non sanno intraprendere la via della ricerca. Questo collettivo è riuscito a palesare e realizzare il vero spirito dell’accoglienza, distante dalla passività della semplice tolleranza. L’integrazione è concreta e agita, si esplica in varie forme, dalla coltivazione dell’orto al mercato settimanale, dai laboratori artigianali ai concerti, dalle conferenze ai parchi giochi per bambini, dalla costruzione di una biblioteca, a quella di una pizzeria, del campo estivo, della birreria e dell’officina per la riparazione delle biciclette. Non potevano mancare l’aula studio, la scuola di italiano per stranieri e un dormitorio sociale, chiamato “Accoglienza degna”, nel quale chi viene ospitato ha la possibilità di fare una doccia calda e di lavare i propri indumenti, di cenare e ricevere la colazione. Inoltre viene fornita assistenza e informazioni sulle dinamiche burocratiche relative ai permessi di soggiorno, all’assistenza sanitaria e alla ricerca del lavoro.

La nota che rende veramente straordinario questo centro sociale è la gratuità dell’interazione: la ristrutturazione della struttura abbandonata e la creazione di tutti gli spazi di lavoro e studio inseritevi sono il risultato di un intenso lavoro di volontariato. La maggior parte della cittadinanza è favorevole al centro e alle sue iniziative, perché, utilizando le parole del sindaco Merola, “le attività condotte all’interno del centro sociale Làbas meritano attenzione perché sono attività importanti rivolte a fasce della popolazione come i giovani, i bambini e i più deboli. Auspico, quindi, che si riesca ad avviare un percorso per trovare una soluzione alternativa per il centro sociale, percorso nel quale il Comune di Bologna già da tempo è pronto a fare la sua parte”. Lo stesso desiderio è condiviso dall’ex assessora Amelia Frascaroli: «lo sgombero è una ferita gravissima per le persone, per la città, per tutti noi. La responsabilità è non aver lavorato più in fretta per proteggere e custodire questa esperienza». Ieri, anche Matteo Lepore, assessore all’Economia, ha definito lo sgombero di Làbas “un grandissimo errore”, proponendo un nuovo spazio per le loro attività, all’ex Staveco. In seguito allo sgombero, gli attivisti si sono ritrovati alle 12:30 in Piazza del Nettuno per ribadire la loro determinazione a continuare con le attività del centro sociale: il consueto mercatino del mercoledì si terrà in Piazza del Baraccano. Tommaso, uno dei ragazzi attivi all’interno del centro, dichiara: «oggi è una giornata in cui Bologna perde un altro pezzo storico di autogestione. Quello che sta accadendo è che la paura sta vincendo, il coraggio di affermare e far diventare gli auspici e le idee realtà, oggi ha fallito.

L’amministrazione comunale ha fallito nel suo tentativo di dare casa a tutte quelle diversità che arricchiscono il tessuto urbano di Bologna e non solo. Oggi, allora, quello che ci sentiamo di dire è una cosa molto chiara: non finisce nulla. Quando c’è la polizia significa che la politica ha fatto un passo indietro. Làbas non finisce oggi». Il 30 agosto, infatti, gli attivisti e i sostenitori, appoggiati dalla Fiom, si riuniranno in assemblea cittadina, per ritrovarsi poi il 9 settembre alla manifestazione per riconquistare Làbas, in via Orfeo 46.

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