Allarme pedopornografia, fake news e attacchi hacker in aumento: la relazione del Garante della Privacy

Allarme pedopornografia, fake news e attacchi hacker in aumento: la relazione del Garante della Privacy

Pedopornografia in crescita, allarme fake news e 9 miliardi di danni da attacchi hacker per le aziende italiane. È il quadro che emerge dall’ultima Relazione annuale che Antonello Soro, presidente del Garante della Privacy, ha presentato al Parlamento.

Allarme pedopornografia: no alle foto dei figli sui social
Le immagini pedopornografiche censite sul web sono circa due milioni: il doppio rispetto all’anno precedente. Le cause, secondo Antonello Soro, sarebbero rintracciabili proprio nelle “fonti involontarie”, ovvero nei social network in cui i genitori postano le immagini dei propri figli. Questa cattiva abitudine dei genitori 2.0 metterebbe a repentaglio la sicurezza dei minori e sarebbe proprio la principale fonte di alimentazione del perverso circolo della pedopornografia nel dark web. La pubblicazione di contenuti sensibili e la mancata adozione di misure di protezione non fanno altro che aumentare i rischi che il cittadino corre online.
D’altro canto, il presidente Soro promuove la legge sul cyberbullismo: “È particolarmente positiva la scelta di coniugare un approccio preventivo e riparatorio, grazie alla promozione dell’educazione digitale e alla specifica procedura di rimozione dei contenuti lesivi presenti in Rete. Il meccanismo delineato evita una preventiva e generalizzata ingerenza da parte dei provider e tuttavia li responsabilizza su segnalazione degli interessati, anche se minori”. Infatti, il testo presentato dalla senatrice Pd Elena Ferrara, approvato dalla Camera lo scorso 17 maggio, punta su un uso consapevole e responsabile delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione da parte degli adolescenti, che quotidianamente utilizzano i social network per coltivare rapporti interpersonali.

Fake news: la soluzione è l’educazione alla società digitale
Riguardo al tema delle fake news, invece, il Garante boccia l’idea di trovare una soluzione nella “via esclusivamente tecnologica”, né in quella “penale, che finirebbe per assegnare alla magistratura il ruolo di Tribunale della Verità”. Gli algoritmi informatici, infatti, sarebbero incapaci di cogliere le sfumature del pensiero umano, né il problema potrebbe essere risolto per via giudiziaria in una società fondata su princìpi di pluralità e libertà d’espressione.
La soluzione indicata da Soro è quella di seguire “una strategia complessa e articolata, ma non per questo meno energica. A partire da un forte impegno pubblico e privato nell’educazione civica alla società digitale, dalla sistematica verifica delle fonti e da una forte assunzione di responsabilità da parte di ciascuno: dal singolo utente alle redazioni e, certo, ai grandi gestori della rete”.
Ancora una volta, il tema che torna alla ribalta nelle dichiarazioni del Garante è quello dell’autoresponsabilizzazione degli internauti: la chiara consapevolezza che, nel momento in cui si pubblicano dei contenuti su un qualsiasi social network, se ne perde il controllo sembra essere l’unica soluzione per la tutela della nostra identità digitale e, soprattutto, dei minori, spesso vittime inconsapevoli della Rete.

Attacchi hacker: le aziende investano
Le aziende italiane che investono nella cybersecurity sono meno del 20%. Ecco perché i danni causati alle imprese dagli attacchi informatici nel 2016 ammontano circa a 9 miliardi di euro. Anche in questo caso, la necessità messa in evidenza nella Relazione del Garante è quella di una maggiore consapevolezza: è soltanto investendo risorse nella protezione del patrimonio informatico che si potranno contrastare i sempre più forti attacchi degli hacker.

Tanto sta facendo il Parlamento per rispondere alle crescenti necessità di tutela del cittadino sul web, ma in mancanza di leggi e di provvedimenti ad hoc, l’unica strada percorribile, come evidenziato da Antonello Soro, è l’impegno pubblico e privato all’educazione civica nella società digitale. Rendere i cittadini consapevoli dei rischi della Rete: è questa la soluzione indicata. Una forte assunzione di responsabilità che deve partire innanzitutto da ciascuno di noi.

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