Sembra che l’odio sia ciò che meglio abbiamo da offrire

Sembra che l’odio sia ciò che meglio abbiamo da offrire
Fonte: http://www.lasicilia.it/

Alla voce “odio” nell’enciclopedia Treccani troviamo «Sentimento di forte e persistente avversione, per cui si desidera il male o la rovina altrui; o, più genericamente sentimento di profonda ostilità e antipatia». Questo sentimento particolarmente negativo nasce, generalmente, anche se non in tutti in casi, dall’ignoranza, dalla mancata capacità di riuscire a comprendere le ragione dell’altro, di quello o più soggetti contro i quali si scatena l’odio, che va poi a veicolare violenza verbale o fisica.

L’odio è insito nella specie umana e nelle società, lo si ritrova in qualunque periodo storico, anche se in quantità variabili; un elemento da cui, a quanto pare, la realtà non può sfuggire. Va anche detto, però, che in questa stessa realtà non si vede così facilmente, mentre sui social network, in particolar modo Facebook, le persone non si fanno grandi problemi nel porsi come portatori di cattiverie e violenze gratuite senza alcun freno. Questo probabilmente perché la mancanza di un contatto fisico diretto fa venir meno i freni inibitori del “politicamente corretto” o del vivere civile, ci sentiamo più facilmente liberi da qualsiasi regola o legge in quella che possiamo definire una terra di nessuno: il web (problema estremamente attuale quello di un insieme di leggi in un mondo astratto, che ha però fortissime conseguenze nel mondo concreto, di cui in molti hanno iniziato a trattare). Navigando su Facebook è facilissimo trovare nei commenti dei post dei politici, di qualunque schieramento, ma anche dei giornali ad esempio, commenti che hanno una carica di violenza incredibile, specialmente se i soggetti di cui si parla sono donne, contro le quali gli insulti assumono una forte carica sessista. Gli esempi sono numerosi e purtroppo continuano ad aumentare: dal celebre post di Grillo in cui il comico postò un video con un attivista che guida al fianco di una sagoma della Boldrini, sopra al quale scrisse «Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?», oppure i vari commenti sotto ai post che riportavano il malore del presidente Gentiloni, con auguri di morte, e molti altri. La caratteristica comune dei destinatari di questi insulti è, nella maggior parte dei casi, il loro ruolo pubblico: politici. Pasolini in un’intervista affermò che “non c’è nulla che non sia politica” ed in questo caso mi pare alquanto veritiero, dato che molti commenti intrisi di odio e violenza non sono altro che espressioni riprese o sviluppate da quei politici che fanno del turpiloquio uno dei loro punti forti, si pensi alle “ruspe” di Salvini, o al “V-day” di Grillo. Proprio oggi è stata pubblicata su la Repubblica la lettera che la Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, ha scritto al fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, in cui gli chiede di intervenire «affinché i social non diventino ostaggio dei violenti» (anche in questo caso, purtroppo, non sono mancate le risposte in cui le persone hanno sfogato la loro rabbia, spesso andando anche fuori tema).

In molti hanno dato la colpa ad internet ed ad i social network, come luoghi in cui determinati individui, anche se purtroppo è doveroso iniziare a parlare di gruppi, hanno finalmente avuto, ingiustamente, udienza, ma dobbiamo sempre ricordarci che la responsabilità di tali gesti è, in primis, di chi li compie, non del mezzo che si usa. Per cui, forse, è molto più importante indagare le cause che generano tutto questo malcontento che nel mondo virtuale diventa direttamente violenza gratuita ed iniziare a chiederci se questi comportamenti servano veramente a costruire qualcosa di buono, se siano in qualche maniera produttivi per noi stessi e per la comunità o se, invece, non siano solamente un mezzo totalmente sbagliato che utilizziamo per sfogare le nostre inquietudini.

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