Cos’è una bandiera?

Cos’è una bandiera?
Fonte immagine:http://www.nazioniconla.it

Sabato 7 gennaio intorno alle 3.30 della notte due ragazzi italiani hanno strappato diverse bandiere nazionali a Krabi, Thailandia. I due sono stati ripresi dalle telecamere ed il video è stato postato poco dopo sui social network, causando prima numerosissimi commenti pieni di rabbia nei loro confronti e poi l’arresto. Dopodiché i due italiani sono stati ripresi in un video all’interno della stazione di polizia in cui si scusano e si giustificano dicendo di essere ubriachi, ora rischiano fino a due anni di carcere ed una multa equivalente a 100 euro circa.

Moltissimi stati hanno leggi per salvaguardare i propri simboli nazionali e punire chi viene meno nel rispetto nei confronti di questi, come ad esempio in Italia: “Chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. La pena è aumentata da euro 5.000 a euro 10.000 nel caso in cui il medesimo fatto sia commesso in occasione di una pubblica ricorrenza o di una cerimonia ufficiale. Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibile o imbratta la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione fino a due anni. Agli effetti della legge penale per bandiera nazionale si intende la bandiera ufficiale dello Stato e ogni altra bandiera portante i colori nazionali” (Articolo 292 c.p., Vilipendio alla bandiera o ad altro emblema dello Stato). Parallelamente, altri stati hanno proprio norme che salvaguardino coloro i quali intendono “offendere” in qualche modo la bandiera nazionale in modo tale da non far venir meno la libertà di pensiero oppure non prevedono reati, come Belgio o Canada.

Caso analogo non troppo tempo fa in Italia, il cui protagonista fu Umberto Bossi: nel 2001 l’ex senatore venne condannato ad un anno e quattro mesi dal tribunale di Como per vilipendio alla bandiera. Durante un comizio nel 1997 Bossi utilizzò parole forti per offendere il tricolore italiano, con espressioni come: “Il tricolore lo uso soltanto per pulirmi il cu**”. Non è facile fare confronti diretti tra la vicenda del senatùr e quella dei due giovani in Thailandia, dato che i due ragazzi italiani non avevano probabilmente alcun intento politico o razziale, mentre Bossi cavalcava la celebre propaganda della secessione della padania e le sue frasi servivano chiaramente per offendere l’Italia intera, paese che, secondo la propria legge, tiene molto ai propri simboli. C’è addirittura una festa interamente dedicata al tricolore con ricorrenza il 7 gennaio. Tutto ciò non stupisce se si pensa alla relativa giovinezza del nostro paese rispetto agli altri stati del vecchio continente ed alla sua voglia di creare una propria identità nazionale, per la quale elementi fondamentali sono i simboli e le immagini (si pensi alla copiosa iconografia risorgimentale o alla celebre frase “abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani”).

Analizzare le dinamiche per la costruzione di un’identità nazionale e per il rafforzamento di esse non è obbligatorio, ma prendere costantemente in considerazione la necessità di avere rispetto delle culture altrui sì, questo è fondamentale, in particolar modo in questo periodo storico, in cui il multiculturalismo si pone come base per la costruzione di un futuro determinato dalla convivenza multietnica.

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