Morti bianche, il numero delle vittime sul posto di lavoro non trova una fine

Morti bianche, il numero delle vittime sul posto di lavoro non trova una fine

A seguito della strage di Messina, dove sulla nave Sansovino nella giornata di ieri sono morti tre operai ed uno è rimasto gravemente ferito, si è risollevato il dramma delle morti sul posto di lavoro. A provocare la strage di ieri sarebbero state le esalazioni di gas di una cisterna della nave che gli operai stavano pulendo ed ora la procura ha aperto un fascicolo con l’accusa di omicidio colposo.

Morti bianche, da Mattarella ai sindacati richieste sollecitazioni sui controlli

Il presidente Mattarella ha rilasciato una nota riguardo questi ultimi infortuni sul lavoro: «prendo parte con commozione al dolore delle famiglie dei […] lavoratori di Messina e del marmista morto ieri a Carrara. Ribadisco con forza l’esortazione a fare di tutto perché non si ripetano queste gravissime tragedie. Ogni morte sul lavoro è inaccettabile in un Paese come il nostro». Anche il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, è intervenuto esprimendo il cordoglio suo personale e del governo alle famiglie degli operai morti ieri: «un dolore insopportabile, una ferita nel cuore dell’Italia che lavora». Per il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, la «tragedia rappresenta un monito, per tutti, sulla necessità di intensificare ancora di più l’impegno per la prevenzione degli infortuni e i controlli del rispetto delle norme di sicurezza, specialmente nelle attività più rischiose». «Il lavoro – ha continuato Poletti – deve sostenere la vita delle persone, non distruggerla». Poi ci sono anche i sindacati (Filt-Cgil, Fit-Cisl e UilTrasporti) che sollecitano «un’inchiesta immediata da parte degli enti di controllo del ministero dei Trasporti, ma intanto rileviamo che altre vite umane si aggiungono alla tragica e fitta schiera delle morti bianche, indegna di un Paese civile. Questo tragico evento a pochi giorni da un altro nel porto di Salerno – denunciano i sindacati – mette sotto gli occhi di tutti l’urgenza di un immediato intervento legislativo di adeguamento delle norme che disciplinano la sicurezza nei porti e sulle navi».

Morti bianche, la tragica verità dei dati Inail

A parlare chiaro di un’Italia dove ancora si muore per ‘guadagnarsi la pagnotta’, sono i dati dell’Inail. Da questi ultimi si apprende che le vittime nella maggior parte dei casi ufficiali sono uomini (il 93%) che hanno più di 55 anni. I dati fanno riferimento a 549 vittime fino al mese di settembre di quest’anno contro le 626 dello stesso periodo 2015, ma ovviamente il dato non tiene conto delle morti nascoste, degli abusivi, dei muratori assoldati a giornata, lasciati feriti sulle strade fingendo incidenti stradali dopo essere caduti dalle impalcature, pagati, ma solo se feriti o morti, con vaucher improvvisamente usciti dalle tasche degli imprenditori. Così l’anno scorso i dati dell’Osservatorio Indipendente di Bologna sulle morti sul lavoro parlavano rispetto alle cifre ufficiali di una strage ben più pesante: oltre 1400 vittime, quest’anno sarebbero già 1260.

Dati Inail alla mano, si nota che il numero totale degli italiani vittime di incidenti sul posto di lavoro sono 465 contro ‘soltanto’ 84 stranieri: un dato poco vicino alla realtà se si pensa ai punti di raccolta nelle periferie dove al mattino passano gli autobus per caricare chi, arrivato dall’est o dall’Africa, si offre per pochi spiccioli come muratore o carpentiere, senza assicurazioni o diritti, oppure se si considerano i luoghi del caporalato dove la schiavitù sembra essere tornata nei campi. Così le regioni dove la situazione occupazionale è più legale e chiara – per assurdo – risultano quelle dove ci sono più vittime. La prima è infatti l’Emilia Romagna con 70 casi, seguita dal Veneto con 59 morti, Lombardia 57, Piemonte 47. La geografia delle morti bianche vede il centro con il 32,6% degli incidenti mortali, seguito dal sud col 21,7%, il nord ovest con il 20,9% e il nord est con 15,7%. Per quanto riguarda invece i settori a rischio, in quasi la metà dei casi non è determinato il settore economico dove il lavoratore ha perso la vita, seguono poi le costruzioni con 74 casi, l’attività manifatturiera con 65, il trasporto e magazzinaggio con 62, il commercio all’ingrosso con 33.

«Siamo il Paese Europeo con il più alto numero di morti sul lavoro e questo vorrà pure dire qualcosa. Abbiamo anche un altro triste primato che è quello dell’abuso dei voucher, che molto spesso favorisce il lavoro nero, usati per coprire il lavoro nero. E non mi pare siano stati messi dei limiti concreti perché questo abuso possa essere fermato. Averli estesi a tutte le lavorazioni non mi pare sia stata una bella idea» – ha criticato Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

 

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