Giornata libertà di stampa: non solo regimi ma questione mondiale

Giornata libertà di stampa: non solo regimi ma questione mondiale

Oggi è la Giornata mondiale della libertà di stampa, evento promosso dall’Onu e celebrato in tutto il mondo con eventi e rassegne. Le condizioni della stampa nel mondo sono fragili, ma siamo sicuri che nelle democrazie le cose vadano meglio?

Cuba, Vietnam, Cina e poi ancora Russia, Corea del Nord e Messico: la lista delle maglie nere per la libertà di stampa è purtroppo lunga. Molte le realtà nel globo che assassinano letteralmente la libertà di stampa, migliaia i giornalisti uccisi perché alla ricerca della verità dei fatti. Per ricordare le vittime e i principi sulla stampa il 3 maggio, su dichiarazione dell’assemblea generale dell’Onu, si celebra la giornata mondiale della libertà di stampa. La giornata è volta a ricordare a tutti i governi le garanzie sancite nell’articolo 19 della dichiarazione universale dei diritti umani. Anche l’Unesco celebra la giornata assegnando il premio Unesco/Guillermo Cano World Press Freedom Prize a persone, organizzazioni o istituzioni che hanno contribuito alla promozione della libertà di stampa nel mondo.

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Condizioni della libertà di stampa dal Press Freedom Index pubblicato da Reporters Sans Frontières

Illusione occidentale – Pensare che le limitazioni alla libertà di stampa siano soltanto presenti nei regimi autoritari sparsi per il mondo è una grande illusione. Le ostruzioni verso la pubblicazione di certe notizie sono costanti nei paesi democratici. Ingerenze politiche e collusioni tra corruzione e malaffare contraddistinguono la continua pratica di ostacolare una corretta informazione di servizio pubblico. Parlare e denunciare le repressioni perpetrate da Stati autoritari contro giornalisti e operatori dell’informazione è giusto, ma non si devono lasciare al buio vicende – altrettanto gravi – accadute in Paesi che si dicono democratici. La lista di questi casi è lunga. All’estero le recenti fughe di notizie su cyber-security con il caso Datagate hanno praticamente messo sui giornalisti quel famoso occhio che tutto vede e tutto controlla. Tristemente noti i casi dello spionaggio dei servizi segreti americani e britannici ai giornalisti dell’AP o l’incarcerazione di Judith Miller nel post-11 settembre per articoli che minavano alla pubblica sicurezza. Dal caso Snowden fino ai Panama Papers sono numerose le ingerenze degli Stati Uniti come della Gran Bretagna, un tempo patri dei cosiddetti giornalisti watchdog.
Le incogruenze però non sono prerogativa anglosassone. Come negli stessi Stati Uniti, la Francia rischia un controllo simile sull’attività dei giornalisti con la questione della sicurezza pubblica segnata dallo Jihad. In Germania il caso dell’azione legale contro il comico satirico Böhmermann è una grava limitazione alla libertà di espressione, cui la stampa fa parte. Non esistono chilogrammi di leggi e convenzioni internazionali e intercontinentali che possano arginare un problema del genere, insito nella natura dei governi.

Stato di salute – La stampa, quella corretta, da automaticamente fastidio. E in Italia se si fa corretta informazione si va inevitabilmente a toccare due cose: mafia e politica. Una combinazione che ha portato l’Italia a essere l’unico paese europeo con 11 giornalisti assassinati, da Milano a Palermo, da organizzazioni criminali o para-politiche. Nella lista vanno aggiunti anche Ilaria Alpi e Giulio Regeni, scomparsi all’estero ma ancora in attesa di giustizia.  L’Italia è sprofondata al 77° posto della classifica stilata ogni anno da Reporters Sans Frontières: tra i motivi ci sono proprio le minacce e le intimidazioni fatte da politica e mafie. L’organizzazione francese considera le mafie influenti e potenzialmente fatali per i giornalisti al pari di Boko Haram e Isis. Non so se è chiaro. A dare voce alle storie di cronisti e operatori dell’informazione sotto minaccia da anni Ossigeno per l’Informazione, una ong promossa da Fngi e Ordine dei Giornalisti, divulga dati e sollecita le istituzioni a prendere provvedimenti legislativi sulla depenalizzazione del reato di diffamazione a mezzo stampa (per il quale in Italia è ancora previsto il carcere da 1 a 6 anni); proteggere i giornalisti sotto minaccia non solo attraverso la scorta, ma anche con il risalto e l’amplificazione delle storie da loro raccontate; tutelare i giornalisti sfruttati. Secondo Ossigeno i giornalisti che hanno subito minacce e intimidazioni di varia natura in Italia sono, dal 2006 a oggi, sono 2763. Siamo in Italia, non in Russia, Europa, teoricamente democrazia.

Le tipologie di minacce subite dai giornalisti italiani. Fonte: Ossigeno per l'Informazione
Le tipologie di minacce subite dai giornalisti italiani. Fonte: Ossigeno per l’Informazione

 

 

 

 

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