Ukiyoe. Le immagini del Mondo Fluttuante tra i paesaggi di Hokusai e le beltà femminili di Eisen

Ukiyoe. Le immagini del Mondo Fluttuante tra i paesaggi di Hokusai e le beltà femminili di Eisen
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Ciò che invidio ai Giapponesi è l’estrema limpidezza che ogni elemento ha nelle loro opere […] Le loro opere sono semplici come un respiro e riescono a creare una figura con pochi, ma decisi tratti […]” sosteneva Van Gogh nel 1888.
Contorni definiti, colori accesi e minuziosa attenzione al dettaglio sono le caratteristiche principali che emergono dalla mostra Hokusai. Sulle orme del Maestro – organizzata da MondoMostre Skira e Zètema Progetto Cultura e curata da Rossella Menegazzo – al Museo dell’Ara Pacis di Roma dallo scorso 12 Ottobre fino al 14 Gennaio 2018.

La mostra, strutturata in cinque sezioni, si compone delle opere ukiyoe – le immagini del Mondo Fluttuante tanto alla moda nel periodo Edo (1603-1868) – del loro massimo esponente Katsushika Hokusai, dei suoi allievi e di Keisai Eisen, che si è definito suo successore seppur non avendolo mai avuto direttamente come maestro.

La parte iniziale della mostra è dedicata alle silografie policrome rappresentanti le Meisho, immagini dei luoghi celebri, che comprendono le diverse serie create da Hokusai tra il 1830 e il 1835, dopo aver raggiunto l’integrazione perfetta tra il paesaggio e la figura umana e animale. Si scorre così tra serie quali Cento poesie per cento poeti in racconti illustrati della balia e Viaggio tra le cascate giapponesi di varie province fino ad arrivare alle Trentasei vedute del monte Fuji, divenuto in epoca Edo simbolo di identità nazionale, di cui si possono ammirare particolarmente: Giornata limpida col vento del Sud [Fuji Rosso], Temporale sotto la cima e al centro la celebre La [grande] onda presso la costa di Kanagawa. Mentre nelle prime due opere il Fuji è protagonista imponente che si staglia, acceso di rosso e marrone, sul blu e bianco del cielo e tra il verde della natura tutt’intorno, ne La grande onda il Fuji è incastonato sullo sfondo, tra le increspature blu, celesti e bianche delle onde, mani scheletriche che sembrano voler risucchiare le due barche cariche di uomini in mare.

Quando, nel 1835, Hokusai abbandonava la produzione di stampe per dedicarsi alla pittura su rotolo, Eisen iniziava ad approcciarsi alla rappresentazione del paesaggio in un modo nuovo e originale: incorniciandolo in piccole finestre o ventagli, lo abbinava a figure di Bijin, beltà femminili quali geisha e cortigiane dei quartieri di piacere, raffigurate per intero o in primo piano. È la seconda sezione della mostra, composta da immagini di donne mastodontiche e dall’acconciatura elaborata che si muovono sinuosamente sotto i kimono tanto dettagliatamente riprodotti nelle loro fantasie dall’artista. Basti guardare alla serie Beltà delle stazioni del Tōkaidō del 1842 ca., all’opera Cortigiana con soprakimono con motivo di carpa che risale la cascata (1830-1844) o a Un paio di splendide mani, cuscino per mille uomini (1823-1824).

Si giunge così alla sezione dei Surimono, cose stampate, opere commissionate da privati e destinate ad una cerchia limitata di persone, quali biglietti augurali, calendari, inviti presso circoli artistici. Si trovano qui opere di Hokusai rappresentanti le stazioni del Tōkaidō, accanto a rappresentazioni di località e oggetti simbolici di Eisen.

Dai formati orizzontali dei surimono si ritorna, nella quarta sezione Catturare l’essenza della natura, ai rotoli verticali, dedicati a piante e animali. Fortemente buddhista, Hokusai si è dedicato, nell’ultima fase della sua vita, alla rappresentazione di animali mitologi, simbolo di forza e resistenza. Di questi si possono contemplare Aquila sul ramo innevato (1843), Tigre in un bosco di bambù (1839), Drago che sale al cielo (1846) e le meravigliose Carpa e Tartaruga (1839) e La via del successo (Eisen,1826 ca.) messe a confronto.

L’ultima sezione, Manga e Manuali per imparare, è quella dedicata alla cosiddetta Enciclopedia del mondo giapponese: i quindici volumi dei Manga di Hokusai, sintesi della sua arte, raffiguranti paesaggi, piante, animali, oggetti, uomini, esseri soprannaturali, costituivano infatti un campionario per pittori professionisti e non.

Opere piene di vita, paesaggi accesi in cui il cielo sembra talvolta confondersi con la terra, seducenti cortigiane e animali evocativi: una miscela di colori che genera quell’“insegnamento allegro” di cui Bruno Munari ringraziava Hokusai e quella sensazione di piacevole vivacità che noi spettatori dobbiamo alla mostra.

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