Jusqu’ici tout va bien. L’arte e la natura enigmatica del tempo

Jusqu’ici tout va bien. L’arte e la natura enigmatica del tempo

Jusqu’ici tout va bien, Fin qui tutto va bene, è la prima mostra personale all’interno di un museo italiano dell’artista francese Renaud Auguste-Dormeuil, curata da Raffaele Gavarro, inaugurata lo scorso 13 Ottobre e aperta al pubblico dal 14 Ottobre fino al 26 Novembre 2017 al Macro Testaccio di Roma – Padiglione A.

Jusqu’ici tout va bien è quello che cita la scritta luminosa di Spin-off (2017), ultima opera dell’artista, consistente nell’insegna al led montata su una struttura leggera di fibre di carbonio e collegata ad un drone civile grazie al quale viene fatta volare lungo il corridoio centrale.Opera che accoglie lo spettatore non appena varcato l’ingresso e che lo invita da subito a riflettere sull’ accavallarsi tra passato, presente e futuro, sull’ambivalenza tra l’inesorabile tempo della storia e il tempo fruito quotidianamente dall’uomo che ne fa esperienza.

Spin Off, 2017

Fin qui tutto va bene: non si fa in tempo a dire queste parole infatti che diventano  immediatamente una frase appartenente al passato. Lo stesso emblematico passato rappresentato più volte nell’opera The Day Before (2004): dodici mappe di dodici cieli stellati la notte antecedente un attacco aereo che ha segnato la storia (Guernica, Hiroshima, New York). Un presente che incrocia il passato senza dare molte speranze sul futuro.

Solo l’arte allora può dar forma alle direzioni del tempo e agli enigmi che sorgono dal loro incontrarsi, sovrapporsi, annientarsi. Solo l’arte può mostrare l’annullamento del tempo, come quando in Quiet as the grave (2013) Auguste-Dormeuil taglia alcune immagini e le voci dei personaggi dal film Vertigo di Alfred Hitchcock. Lasciare esclusivamente sguardi e sospiri ad un film che già di per sé rappresenta il continuo alternarsi tra il presente e il passato, tra la finta morte della protagonista e la sua ricomparsa, trasforma la narrazione in una storia senza tempo.

Eventi mai esistiti sono anche quelli della serie di opere Uncover (2013): riviste degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta – quali Life Magazine ed Historia – di cui l’arista ha tagliato e scavato la copertina sovrapponendola con le foto delle pagine interne creandone così una seconda, un’immagine nell’immagine che, per quanto coerente, rappresenta qualcosa che non è mai avvenuto. “Ma soprattutto – come scrive Gavarro –queste riviste con strane copertine sono la dimostrazione di come sia possibile ricreare la storia, la memoria, grazie ad un’azione volontaria realizzata nel presente”.

Uncover, 2013

L’arte dunque è mezzo per svelare l’inesplicabilità del tempo ma anche per agire su di esso. È l’invito di Auguste-Dormeuil a partecipare collettivamente alla performance I will keep a light burning il prossimo 19 Ottobre allo Stadio delle Terme di Caracalla dove l’artista, insieme ad importanti atleti ed ex atleti italiani, disporrà 1.000 candele accese a formare la mappa del cielo stellato su Roma del 19 Ottobre 2117.

E l’arte è anche, infine, l’invito dell’opera When the paper (2013) a scrivere un vecchio problema su un foglietto e a riporlo nel secchio d’acqua lì accanto, cosicché non appena il foglio si dissolverà anche il problema svanirà. Esortando a fare un piccolo gesto, a lasciare il passato per coltivare il futuro, When the paper stravolge gli schemi di una mostra concentrata sul forte messaggio dell’ ineludibilità del tempo.

When the paper, 2013

Potrebbe non essere un caso che il tavolino di legno con il secchio e i foglietti di cui si compone l’opera sia posizionato al centro di un enorme cerchio di terra. E potrebbe anche non essere un caso che l’opera sia la prima esposta, sulla sinistra appena entrati, nonché l’ultima di cui fare – o rifare – esperienza prima di andar via.

Il suggerimento finale di una mostra che scuote il pensiero.

 

 

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