PABLO ATCHUGARRY | “Tra Terra e Cielo” le sculture e la luce

PABLO ATCHUGARRY | “Tra Terra e Cielo” le sculture e la luce

Instancabile tenace determinato coraggioso attento curioso ricettivo umile e colto rispettoso capace, sempre coerente, Pablo Atchugarry vive la propria vita deciso a svolgere il proprio compito.

Il SuperEgo, che normalmente si attesta in ogni artista costringendolo a vivere all’interno di una monade, qui sembra scomparso. Sembra perchè in lui è sublimato sentendosi egli stesso parte della Natura o meglio di tutto il Creato che percepisce come un progetto in costante divenire.

Non si considera un essere a sé quindi, con scopi ambizioni o vita autonoma, ma parte attiva e umile del macroscopico grande Progetto del Creato. Il suo Sé è in relazione al progetto universale e atemporale, che se questo scomparisse o si esaurisse inevitabilmente egli stesso scomparirebbe.

L’Arte è parte della Natura – “le mie sculture come alberi in una foresta si protendono verso la luce” – ed in relazione a questa che ha senso il suo proprio progetto creativo che a sua volta di deve confrontare con i grandi del passato e con la Natura. Questa la ragione di tante sue mostre, come quella ai Fori Imperiali a Roma “Città Eterna Eterni Marmi”. Il marmo il suo media emblematico per decenni, solo recentemente ha ceduto al fascino del bronzo, il “ suo” bronzo tutto da scoprire.

Figlio d’arte, suo padre, un artista di ottimo livello, lo lasciò libero di seguire le proprie inclinazioni. La sua formazione ripercorse, con la concentrazione che lo distingue, le rotte dei Grandi Maestri del passato. Lascia quindi la nativa Montevideo attratto dalla storia dell’arte si trasferisce in Europa per osservare e studiare.

Le opere parlano da sole, siano esse di piccole o grandi dimensioni, il loro linguaggio è universalmente compreso. Entrano in dialogo qualunque sia la cultura con cui si confrontano.

Oggi il suo segno armonioso e possente è in ogni Continente, e cosi la sua calorosa presenza al battesimo di ogni nuovo passo, è una certezza. Il sorriso è aperto, ascolta attento le domande, che via via la gente gli rivolge, come se fosse sempre la prima volta, in grado com’è di creare un cerchio magico con l’interlocutore isolando entrambi dal resto del pubblico che normalmente affolla le sue inaugurazioni. L’interlocutore è incantato dalla sua attenzione, da quei due occhi di brace che lo fissano attentamente per non perdere nemmeno una parola, la sua concentrazione è totale ed è totale in ogni cosa che fa.

Questo lato del suo carattere gli ha pernesso di creare il Museo Atchugarry presente da più di vent’anni a Lecco, in Italia, e la Fondazione Atchugarry in Uruguay, aperta nel 2007, molto mirata al sociale, meta di artisti dalle capacità indiscusse, che rispondano a quei parametri di armonia e bellezza come Ivano Staccioli o Eduard Habicher. Il progetto continua a crescere e ad essere un punto di riferimento forte e per la popolazione del posto ma anche a livello internazionale e comincia ormai ad essere una realtà il sogno di creare le residenze d’artista.

“Ma Come fai Pablo?” Com’è possibile questo continuo simile miracolo?” – “Sono un pendolo – risponde facendo oscillare la mano tra due punti immaginari – questi due continenti, che l’Atlantico non divide ma unisce, e c’è Silvana mia moglie che ci crede come ci credo io”. Anche a Diano Marina il numero dei suoi seguaci, gioa e sconcerto dei suoi anfitrioni, è stato superiore a qualunque ragionevole aspettativa. I suoi cultori, che diventano poi anche amici lo seguono infatti appena possono ovunque e sono davvero tanti, grazie alle sue radici saldamente fissate nel passato, lo sguardo al futuro e il presente che ama condividere con tutti noi.

Grazie Pablo, Grande Amico di Artour-o!

In compagnia di Pablo Atchugarry

Bellissimo il catalogo della mostra, con l’ eccellente introduzione di Luca Bochiccio, presentata dalla Galleria Civiero a Palazzo del Parco con un ottimo allestimento.
Tra terra e Cielo fino al 6 gennaio.
Galleria Civiero
Palazzo sel Parco
Diano Marina Im
www.civieroartgallery.com

Alcide Crotti con la moglie, suo fedele collaboratore, a destra Silvana Neme Moreno

 

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