La Guerra Bianca: tracce di uno spazio archeologico

La Guerra Bianca: tracce di uno spazio archeologico
Gruppo Adamello Monte Coel osservatorio di artiglieria, dalla feritoia si vede il Corno di Cavento

La spinta iniziale è stata la passione per la fotografia mista all’amore per la montagna.

Il resto è venuto dopo, nei tre anni che il fotografo valdostano Stefano Torrione, accompagnato da Marco Gramola, alpinista appassionato di storia, ha passato a ripercorrere la linea del fronte austro-ungarico sui gruppi montuosi più elevati delle Alpi centro-orientali, tra le cime e i ghiacciai dell’Ortles-Cevedale, dell’Adamello e della Marmolada, tra Lombardia,Trentino Alto-Adige e Veneto.

Non è stato qui, su queste alte e magnifiche vette che si decisero i destini della prima guerra mondiale. Ma questo territorio, nella cornice della sua quasi religiosa bellezza, resta un monito contro le atrocità volute dall’uomo per saziare mire espansionistiche sui popoli e di dominio sulla natura (come testimoniano i resti della teleferica per Cima Botteri).

É forse per questo che continua a sputare, per un’altra tragedia anch’essa da creata dall’uomo, quella del riscaldamento globale, segni delle sue ferite e tracce della vita dei giovani soldati privi di attrezzatura adeguata, mandati a morire per presidiare pezzi di montagna.

Il risultato è un progetto fotografico di grande impatto visivo, empatico, didattico e documentaristico. Pubblicato da National Geographic Italia nel numero di marzo 2014, è stato il primo servizio di un’edizione straniera a essere tradotto e ripreso dal sito internazionale nationalgeographic.com, ottenendo oltre 200 mila visualizzazioni da tutto il mondo.

La Guerra Bianca, è questo il titolo della mostra sulla prima guerra mondiale combattuta su queste montagne; una guerra fatta di neve e ghiaccio, ma anche di ferro, cemento e legno.

La neve è, in queste splendide fotografie, onnipresente, quasi un Deserto dei Tartari al contrario. La foto della feritoia dell’osservatorio blindato sul gruppo Adamello, rimanda alla fortezza Bastiani.

Il ghiaccio diventa elemento abitativo, “una città del ghiaccio” o meglio un inferno di ghiaccio a giudicare dalle condizioni di vita degli alpini che abitavano nelle gallerie scavate sopra i 3000 mila metri. Impressionante la fotografia d’epoca, che mostra, nel gruppo della Marmolada, la galleria Franz Josef, 12 chilometri scavati dagli austro-ungarici per trovarvi asilo.

Il ferro è quello del filo spinato, delle corone di spine attorno alle cime, dei grappoli di proietti emersi dalla neve, delle bombe a mano o del cannone innalzato a Cresta Croce che ancora risuona di un latrato di morte.

 

Gruppo Adamello, Cresta Croce, cannone 149

Il cemento è quello dei bunker, delle trincee, delle postazioni. Il legno è quello che fu dei baraccamenti, ora ridotti ad un sfasciume di assi che l’occhio di Stefano Torrione coglie nella loro desolante inutilità e finitezza.

La Guerra Bianca è presentata dal Comune di Milano dal 14 luglio al 5 novembre 2017 negli spazi della Fabbrica del Vapore, “luogo” di incontro, sviluppo e valorizzazione di ogni forma di arte e di cultura.

La Fabbrica del Vapore, Via Giulio Cesare Procaccini, 4, 20154 Milano MI

www.fabbricadelvapore.org

LA GUERRA BIANCA

1915-18: Vivere e morire sul fronte dei ghiacciai

a cura di Marco Cattaneo

e della redazione di National Geographic Italia

fotografie di Stefano Torrione

venerdì 14 luglio – lunedì 5 novembre 2017

Tutti i giorni: 17.00-21.15

Dal 5 settembre al 5 novembre:

Tutti i giorni: 10.00-19.00

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