LE STANZE DI UN’ANIMA | Apre al pubblico lo studio di Sauro Cavallini

LE STANZE DI UN’ANIMA | Apre al pubblico lo studio di Sauro Cavallini
Parco

Un pezzo di storia dell’arte toscana, e non solo, è restituito alla fruizione del pubblico: dall’inizio di febbraio, infatti, la casa-studio fiesolana dello scultore Sauro cavallini, di via XXV Aprile 23, dove l’artista trasferì il suo buen retiro, sarà visitabile su appuntamento. http://www.saurocavallini.it

FIRENZE – L’arte, quella più autentica, che nasce da dentro e non cerca le facili, chiassose platee, è questione da galantuomini, che nel silenzio di un’esistenza appartata danno forma alle loro più intime riflessioni. Nel caso di Sauro Cavallini (1927-2016), l’espressione artistica è stata il mezzo per trasferire nelle tridimensionalità la relazione dell’uomo con la natura, e il senso di vitale dinamismo che quest’ultima possiede.

I suoi bronzi possiedono una leggiadra sintesi emozionale fra estetica e concettualità caratterizzati come sono da torsioni, equilibri, garbate rotondità, che sottendono una semplicità di vita sullo stile del mos maiorum. Nonostante la profonda carica delle sue opere, Cavallini giunge alla scultura da autodidatta, negli anni Cinquanta, seguendo semplicemente quell’innato istinto che lo porta a ricreare i misteri della bellezza che lo circonda: amico di Piero Bargellini e Nicola Lisi, fu anche per loro interessamento che nel 1957 tenne la sua prima personale fiorentina, e l’anno successivo, sull’onda del crescente consenso ottenuto, apre lo studio in via Orsanmichele, nel cuore del centro storico, che trasferirà poi a Fiesole nel 1960.

Sarà qui, ammirando i dolci declivi della collina ammantata di olivi, punteggiata qua e là di antiche dimore signorili dal grifagno respiro di medievale memoria. La natura e la sua spiritualità sono l’ispirazione quotidiana di Cavallini, che dalle finestre di casa osserva albe e tramonti, ascolta lo stormire del vento tra le foglie, il canto degli uccelli, e la sua scultura è così narrazione di una storia umana atavica e sempre nuova, con la sua gioia che è riconoscenza, accentuata dal dinamismo delle sue sculture.

Sauro Cavallini
Interno

Ligure di nascita ma fiorentino d’adozione, Cavallini legò la sua carriera artistica alla città, e anche nei momenti difficili la sua presenza fu di enorme importanza: nei giorni tragici dell’alluvione del 1966, si adoperò alla ripulitura dalla nafta e dal fango delle antiche sculture conservate in Santa Croce e al Museo del Bargello; in condizioni difficili, l’artista lavorò senza sosta nella composizione del solvente adatto alla bisogna, eseguendo numerose prove prima di raggiungere l’obiettivo.

Un’azione meritoria, per il successo della quale trasse ispirazione anche dalla sue esperienza di scultore. E se il Bargello e Santa Croce hanno ritrovato il loro splendore, lo si deve anche a Sauro Cavallini. Venuto a mancare nel luglio dello scorso anno, la sua è tuttavia una presenza ancora viva in città, sia per la memoria di cui sopra, sia per la presenza di numerose sue opere che nobilitano più di uno scorcio fiorentino: i giardini di Piazza Ferrucci accolgono il gruppo della Fontana della maternità, nello spiazzo antistante la sede Rai TV della Toscana si trova il Volo di gabbiani, e ancora Palazzo degli Affari di piazza Adua ospita il Monumento alla pace), Icaro fa mostra di sé a Villa Favard, e infine la Basilica di San Miniato al Monte accoglie la Crocifissione. Ma la sua fama ha varcati anche i confini nazionali, al punto che, fra le varie opere all’estero, spicca il Monumento alla Vita realizzato nel 1990, e posto a Strasburgo, davanti al Palazzo dei Diritti dell’Uomo, sede della Corte.

Nonostante la fama raggiunta, anche a livello internazionale, Cavallini restò sempre uomo schivo delle platee facili e rumorose, e negli ultimi anni persino amareggiato dall’eccessiva mercificazione e spettacolarizzazione raggiunte dall’arte contemporanea. Alle luci false, preferì un dignitoso ritiro nella quiete della collina fiesolana, attendendo a dar sfogo a quell’ispirazione che mai gli venne meno.

Sauro Cavallini
Autoritratto Cavallini

Visitare la sua casa-studio, significa ritrovare la personalità di Cavallini, uomo elegante ma sobrio, lontano da orpelli barocchi, e lo dimostra anche la toscana asciuttezza delle sale, la raccolta silenziosità del giardino dove i grandi bronzi di danzatrici dialogano con gli ulivi secolari. L’apertura alle visite dello studio, nelle intenzioni dei figli Aine e Teo, vuole essere il primo passo verso la realizzazione di un vero e proprio museo che potrà ospitare mostre, convegni, giornate di studio, anche in partenariato con le istituzioni locali, che ci si augura non faranno mancare il loro sostegno, anche economico. A questo proposito, facciamo nostro l’appello lanciato nel corso della presentazione, affinché si possa quanto prima dar luogo alla fusione in bronzo dello splendido gruppo dell’Ultima cena, del quale esistono i bozzetti, e le forme in gesso. In attesa che l’opera trovi il suo compimento, in occasione dell’XI edizione della Biennale d’Arte Contemporanea, che si terrà il prossimo ottobre, ai figli Teo e Aine sarà consegnato il Premio Speciale Lorenzo il Magnifico, alla carriera e alla memoria del padre Sauro. Come dichiarato dal Direttore Jacopo Celona, la prossima Biennale sarà dedicata alla creatività e alla sostenibilità, e Cavallini con la sua attenzione verso la natura, merita un riconoscimento del genere.

L’auspico è che il museo possa crescere e diventare una sorta di casa dei fiorentini, studiosi o semplici appassionati che siano, un luogo dove godere e discutere dell’arte.

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  • Teo Cavallini

    Articolo meraviglioso nel pieno rispetto del lavoro di nostro padre. Vorrei conoscere e ringraziare il giornalista per la sua sensibilità e capacità di inquadrare esattamente l’artista e l’uomo. Mi contatti per favore via mail dai contatti del sito web di Sauro Cavallini. Grazie. Teo