Per ripartire devi partire

Per ripartire devi partire
(fonte immagine: www.consumatrici.it)

“Ero partito per fuggire dal mondo, e invece ho finito per trovare un mondo”. (La leggenda dei monti naviganti, P. Rumiz)

Chi non ha mai pensato di partire, mollare tutto e andare altrove.

Quando davvero lo fai, trovi incredibile che sia alla fine così facile. I tuoi amici ti ammirano per il coraggio, ma tu sai che coraggio non è. Quando davvero lo fai, è disperazione. È la somma di tutti i momenti in cui ti guardavi allo specchio sentendoti vecchio e stanco. Le mille notti in cui non riuscivi a dormire. In cui singhiozzavi nel silenzio: piangere cercando di non fare rumore, cercando di non svegliare la persona che ogni notte dorme al tuo fianco, che ti ama e non vuoi che ti veda così. Hai paura che possa pensare di essere il problema, di non riuscire a renderti felice.

E invece no. Siamo noi che in quel momento non amiamo abbastanza noi stessi. Avremmo bisogno di guardarci allo stesso specchio e sentirci bellissimi. Fissare i nostri occhi e sorridere.

E allora che si fa? Giorno dopo giorno il pensiero è sempre più frequente, assillante. Pensi “ah se solo avessi ancora vent’anni…”.

Io di anni ne avevo appena compiuti 30. Lavoravo in un’azienda di Milano, quasi per caso, in una fase di repentina e notevole carriera. Quando la gente mi chiedeva cosa “facessi di bello nella vita”, rimanevo di sasso per un secondo e mezzo, ripetendo nella mente: “di bello nella vita”. Rispondevo che lavoravo in un ufficio. Stop. E subito pensavo inevitabilmente al mio capo, l’unica persona al mondo per la quale abbia provato odio. Col senno di poi, dovrei ringraziare quell’uomo per la spinta motivazionale a cercare l’uscita.

Un giorno, passeggiando al parco dell’Idroscalo, vicino Milano, ho detto al mio compagno che non ce la facevo più. Per davvero. Che la sensazione di buttare via il mio tempo, giorno dopo giorno, stava diventando insopportabile.

Ho cominciato a passare le ore davanti al pc, a fare ricerche senza sapere cosa cercassi. Brainstorming puro e totale. Scrivevo una parola, che mi portava a un link, che collegava a questo e poi a quell’altro sito. L’idea di base era cercare di fare qualcosa di nuovo, altrimenti non avrebbe avuto senso. Questo escludeva parecchie strade facili da percorrere, come, per esempio, banalmente cambiare lavoro vendendomi alla concorrenza o cercarne uno simile in settori diversi. La nostra mentalità italiana – molto poco europea – ci porta a pensare “chi al giorno d’oggi lascerebbe un lavoro sicuro, ben pagato, in una posizione di primo livello?”. Non è colpa di nessuno, cresciamo così. Con l’idea che non ci sia nulla di più importante che tenere stretto un contratto a tempo indeterminato. Anche se ci rende estremamente infelici.

Cosa stavo cercando di fare? Non lo so. Viaggiare, imparare l’inglese, avere tempo, vedere il mondo, conoscere gente nuova e interessante, sconfiggere la monotonia, divertirmi. Sentirmi viva.

Col passare delle ore le stesse parole che mi venivano in mente diventarono letteralmente le parole chiave delle mie ricerche al pc.

Ecco, la pagina. Lavorare come Croupier. Non avevo idea di cosa fosse un Croupier. Come avrei presto scoperto, la figura professionale del Croupier (più comunemente, Casino Dealer) si occupa di coordinare ai tavoli di un Casinò giochi come Roulette, Black Jack, Poker, Punto Banco; controllando che tutto si svolga in modo regolare e saldando le scommesse vincenti. Si entra a far parte di uno staff che, per il tipo e l’intensità del lavoro svolto, finisce per diventare una grande famiglia. Il compito del Dealer è far divertire il Cliente che ha al proprio tavolo. E se ci si diverte, anche il Cliente si divertirà.

Poteva sembrare una follia. Una follia attraente. Una possibilità era tutto quello di cui sentivo il bisogno. Una possibilità, perché no? Dopotutto si trattava di un corso da seguire nel tempo libero, poco da perdere. Al peggio avrei imparato in ogni caso qualcosa di nuovo.

Partire per ripartire

Il mio viaggio comincia così: Al Rainbow Casino di Birmingham, in Inghilterra. Ancora una volta quasi per caso, immergendomi nel mondo affascinante e spettacolare dell’Entertainment. Intrattenimento. È così che viene vissuto nella realtà inglese. Fare serata. Cinema, discoteca, o casinò. Realtà a portata di tutte le tasche, lontana dagli scenari alla James Bond di “Casino Royale”.

Per diventare Croupier è sufficiente frequentare un corso di formazione in Italia (per capire se il mestiere fa al caso nostro), avere delle basi di inglese buone al punto di sostenere facilmente una conversazione, non avere tatuaggi a vista e possedere una certa simpatia per i conti matematici, dato che l’unico strumento di calcolo è la propria mente. Infine, innegabilmente aiuta essere di bella presenza, regola che vale per la maggior parte dei lavori a diretto contatto con il cliente.

Potenzialmente è possibile lavorare in tutto il mondo: Inghilterra, Francia, Svizzera, Asia, Africa, navi da crociera.

Certamente in Inghilterra le probabilità di essere assunti come apprendisti sono maggiori. La fascia d’età per un apprendista alla primissima esperienza oscilla tra i 18 e i 35 anni. Non sono molte le professioni in Italia che consentano di cominciare un nuovo percorso professionale dopo i 30 anni.

E allora, che si fa quando non ce la fai più? Quando sei esausto della precarietà dei contratti, quando hai bisogno di una seconda opportunità, di ricominciare da zero. Molli tutto e vai. Senza guardarti indietro. E quando realizzi che hai trovato colleghi che sono una nuova famiglia, che ti diverti così tanto che non hai la sensazione di lavorare, che il tuo cuore è così sereno da lasciarsi andare e innamorarsi, allora magari anche tu “finisci per trovare un nuovo mondo”.

Roberta La Bua

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