Laboratorio di idee – opere di Chiara Spagnoli

Lo sposalizio tra la materia, tratta dall’arte povera italiana, e le idee innovative alla Warhol, l’unione del concreto con ciò che per antonomasia è intangibile, ovvero la nostra inventiva, in un richiamo costante ed audace a Kerouac, a Duchamp, a Manet prendono vita in Laboratorio di idee – Opere di Chiara Spagnoli, la mostra curata da Roberta Semeraro e inaugurata il 4 febbraio presso il piano nobile di Palazzo Zenobio a Venezia, la sede museale che dà spazio ad artisti emergenti e rivela tutta la carica innovativa e rivoluzionaria dell’arte contemporanea.

Chiara Spagnoli, classe 1985, laurea in scienze politiche e master in sceneggiatura e produzione, vanta un inizio di carriera nel mondo dell’arte che potrebbe definirsi folgorante: in meno di due anni realizza personali e collettive a Milano, Roma e presso la Brick Lane Gallery di Londra, mostrando un approccio artistico cosmopolita, derivante sia dai suoi studi presso la scuola britannica sia dai suoi numerosi viaggi.
Laboratorio di idee, titolo dato alla sua prima personale veneziana, che sarà aperta al pubblico fino al 4 marzo, racchiude tutta la carica espressiva dell’estetica di questa giovane artista milanese, un’estetica definita dalla curatrice “un laboratorio di idee in trasformazione, nel quale l’artista si perde con consapevolezza ritrovando le proprie sensazioni ed emozioni”; idee che rivelano nella materia, la vena ironica con cui sono state concepite e che permettono al visitatore di cogliere infiniti livelli di lettura.
L’artista gioca con i materiali, con gli oggetti, con le parole: un gioco umoristico che riconduce, in un certo senso, il visitatore all’approccio sperimentale di Duchamp (fra tutti quello del ready-made); è un’arte fresca, in cui significante e significato giocano insieme, in cui la parola, così abile nei fraintendimenti, si unisce alla materia, agli oggetti, alla provocazione, una provocazione che non lascia l’amaro in bocca, ma fa suo un sense of humour tipicamente british, un sorriso, più che uno sguaiato scoppio di risa.
È da questo sottile equilibrio che prendono vita alcune opere straordinarie della Spagnoli in cui, come sottolinea la Semeraro, “le patatine fritte o una vecchia valigia diventano non solo oggetto di ricerca artistica ma anche espedienti narrativi che permettono all’artista – come allo spettatore – di cercare vecchie storie o di inventarne di nuove.”
Siamo di fronte ad opere sicuramente uniche per la loro freschezza e per la sottile critica sociale  che, sebbene guardino ai grandi del passato con riverenza, non ne subiscono passivamente il peso, ma riattualizzandoli, riescono con semplicità a ricreare la medesima carica innovativa che li ha resi tali.
Lo dimostra pienamente un’opera del calibro di Déjeuner sur l’herbe (2011) che sotto i colori accesi dell’acrilico e delle resine che imbrigliano, rendendo eterni, elementi naturali e solitamente deperibili come foglie, ciliegie e fette di formaggio, nasconde una profonda critica sociale, come dimostrano, del resto, le stesse parole dell’artista. “La colazione sull’erba di Édouard Manet fu considerato un affronto al decoro del tardo Ottocento, dal momento che ritraeva una donna nuda che pasteggiava con due uomini completamente vestiti. […] Oggi, il corpo umano è stato sfruttato da tutti i mezzi di comunicazione, sembra quasi oltraggioso restituire l’enfasi agli oggetti elementari.” Una sfida, quella della Spagnoli: far tornare a parlare la materia, gli oggetti, il cibo. Come sottolinea la curatrice, infatti, “i collage, i patchwork della giovane artista milanese, composti da cuscini, forchette, carte da gioco, french fries, ferri di bicicletta, trolley, biscotti e altri materiali rendono merito ad una delle facoltà maggiori del genere umano che è appunto l’inventiva”.
Appare attualissima l’opera On the Road, nella quale, in tempi in cui il posto fisso sembra essere diventato un vero e proprio miraggio, ai giovani non rimane che la mobilità, una mobilità che non è più scelta ma obbligo per cercare di sopravvivere; come, infatti, sottolinea l’artista “spesso è la fuga dei cervelli a scatenare lo spostamento, proprio per prevenire la permanenza sulla strada come ripercussione della disoccupazione.”
La Spagnoli prende spunto dal celebre romanzo di Kerouac, per riattualizzare il tema della strada, non più, quindi, viaggio alla ricerca di sé (come urlava a pieni polmoni la Beat Generation) ma viaggio per non perdere e non perdersi, in cui la valigia diventa “al contempo manna e maledizione”.
L’arte di Chiara Spagnoli è un’arte che non può essere imbrigliata, che non è facilmente classificabile in categorie precostituite, come dimostrano non solo il cortometraggio L’autoritratto, ma anche il progetto di videoarte (Serenissima) realizzato con Giacomo Arrigoni che sarà proiettato l’11 febbraio a Palazzo Albrizzi di Venezia.
Siamo, quindi, di fronte ad un’artista che ha qualcosa da dire, che con ironia e semplicità parla di vita, la sua e la nostra: a noi spettatori, non resta che fermarci ad ascoltarla, perché, sicuramente avrà altre storie da raccontarci.

 

Didascalie immagini:
Chiara Spagnoli tra Bicycle e Déjeuner sur l’herbe, in occasione della vernice del 4 febbario 2012.
Déjeuner sur l’herbe, cuscini, tovaglia, fiori, foglie, biscotto, formaggio, ciliegie, posate, cm 90×90, 2010.
On the road, valigia, acrilico, sabbia, cm 68×100, 2011.

Scheda tecnica.
Laboratorio di idee – Opere di Chiara Spagnoli, fino al 4 marzo 2012, Palazzo Zenobio, Dorsoduro 2596, Venezia.
Orario: aperto tutti i giorni dalle 11.00 alle 16.00. Chiuso il lunedi.
Link: www.chiaraspagnoliart.com

Giulia Jurinich

9 febbraio 2012

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